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Tre Monti

Tre Monti

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La storia di una passione di famiglia
Certe scelte “di vita” si fanno a volte in modo non razionale, magari con la convinzione di essere guidati dalle emozioni, dai sentimenti, quando invece, più o meno inconsciamente, si obbedisce a qualcosa d’altro.
Così fu quando, all’inizio degli anni ’70, Thea e Sergio Navacchia diedero il via a questa avventura. E così è stato quando David e Vittorio, alla morte della loro mamma, nel 1989, decisero che fare vino sarebbe stato il lavoro della loro vita.
Noi siamo quello che... beviamo
Si dice che siamo ciò che mangiamo. Secondo noi siamo anche ciò che beviamo, soprattutto se ciò che beviamo proviene dalla terra in cui sei nato e cresciuto.
Le nostre radici sono salde nello stesso territorio in cui crescono le radici delle nostre viti, come loro ci siamo nutriti di ciò che la terra offriva e abbiamo gioito dei frutti della vigna, producendo il vino profumato che tutti conoscono molto bene e che scelgono per celebrare i loro momenti più speciali.
Non a caso qui in Romagna una bottiglia di vino la si porta in dono per rispondere ad un invito, come omaggio per ringraziare di qualcosa. Per accompagnare un pasto, per scaldare gli animi. Lo si stappa per festeggiare, per brindare, per alleggerire i pensieri pesanti.
Perché “non di solo pane vive l’uomo”. E si sa che con qualcosa bisognerà pur buttarlo giù, questo pane.
artire dalla terra, dalla nostra storia, consci anche di avere una responsabilità: quella di preservare e di fare fiorire ciò che ci è stato dato e ciò che ci viene donato ogni vendemmia. Ed è proprio nel rispetto del frutto che vengono attuati tutti quei procedimenti atti a tradurlo in vini che, sempre maggiormente, vogliono essere caratterizzati da una loro specifica identità. Soprattutto nelle varietà tradizionali l’obiettivo è tutto incentrato a trovare il giusto equilibrio fra l’esperienza del passato e il sapere di oggi.
Ed è proprio il sogno, forse un po’ utopistico, di salvaguardare un patrimonio che appartiene all’azienda, che è stata avviata la selezione delle piante migliori di uve sangiovese, che sono anche le più vecchie. Esse verranno riprodotte nella speranza di tracciare concretamente un tratto d’unione che unisca tutte le esperienze fino ad oggi, consegnandole, più integre possibili, a un futuro di appassionati e… sognatori.
La svolta “vera” l’abbiamo avuta nel 1999, quando realizzammo, con l’aiuto di Attilio Scienza e di Francesco Bruno Lizio, un allora pionieristico lavoro di microzonazione aziendale, che ci permise (e ci permette) di conoscere nel minimo dettaglio le caratteristiche non solo geopedologiche ma anche morfoliche e cliematiche di ogni particella dei nostri due poderi. In pratica. la realze vocazione viticola di ogni metro quadrato dei nostri terreni. Le due mappe che vedete qui a fianco rappresentano la sintesi el lavoro di quei giorni.; lavoro ancora attualissimo e valido a tutt’oggi, imprescindibile passaggio di ogni scelta culturale.
Da lì a fare una scelta di fondo come quella della gestione biologica delle vigne il passo era breve.
Dopo i canonici tre anni di conversione, a partire dalla vendemmia 2014 tutti i nostri terreni, le nostre uve, ed ovviamente i nostri vini sono certificati biologici dall’ente certificatore Suolo e Salute di Fano. QUI è possibile scaricare il certificato di conformità “bio” aggiornato (scadenza febbraio 2019)

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